欧博娱乐Margaret Qualley: «Per anni ho avuto paura di

Questa intervista a Margaret Qualley è pubblicata sul numero 9 di Vanity Fair in edicola fino al 24 febbraio 2026.

Margaret Qualley entra da Clark’s, un diner a Brooklyn Heights, tenendo in braccio il suo cagnolino Smokey e viene subito fermata da un dipendente che le dice che i cani non possono entrare. «Torno tra dieci minuti», dice. Abita qui vicino con il marito, il musicista e produttore Jack Antonoff. Le propongo di fare due passi. «Vuole venire da me?», chiede. Mi ero domandata come sarebbe stata, senza la mediazione dello schermo, l’attrice che così spesso interpreta personaggi dal fascino discreto. Ma mi rendo conto, mentre pronuncia quelle parole, che sta già cambiando idea circa l’opportunità di far entrare a casa sua una giornalista sconosciuta. «Posso far scendere mio marito. Restiamo giù. Su è un disastro».

Sembra non le vada molto di parlare della sua relazione con Antonoff, che ha conosciuto a una festa nel 2021, e si limita a dire: «Ho una propensione all’amore romantico. Ho sempre cercato la mia persona, e poi ho incontrato Jack». Si sono sposati nell’estate del 2023 a Long Beach Island, nel New Jersey, dove hanno una casa.

Lei e Antonoff avranno dei figli? «Sì, certo», dice. Le chiedo se abbia già scelto dei nomi. «Anche se li avessi, non ne parlerei», risponde. È altrettanto cauta quando si tocca l’argomento di sua madre, l’attrice Andie MacDowell, star di Ricomincio da capo e di Quattro matrimoni e un funerale (apparsa su due copertine di Vanity Fair prima che lei nascesse). «Mi dà pillole di consigli», dice. Su cosa, però, lo lascia sospeso. Qualley è una brava attrice, ma non riesce a mascherare una certa ritrosia a parlare della madre. Non ho nemmeno sfiorato le sue relazioni passate con Shia LaBeouf e Pete Davidson: era già a disagio.

Capisce la curiosità che la circonda, anche se non ama esserne l’oggetto. «Non disprezzo il gossip, ma penso che sia roba da uomini delle caverne. Il gossip è sopravvivenza», dice. Qualley sembra una persona divertente. Ma è anche una presenza assertiva che impone la propria energia: quella che alimenta la vita di una celebrità dalla creatività onnivora, senza però arrivare a trasformarla in un’ospite fissa delle cronache rosa. Per ora è felice di camminare su un filo, proteggendo la sua vita privata e restando per il pubblico un enigma.

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Abito, Schiaparelli.

Photographer Dan Jackson. Fashion Editor Carlyne Cerf De Dudzeele.

«Non mi sento brava a promuovere la mia immagine pubblica, quindi preferisco rinunciarci: piuttosto che dare un’idea di me sbagliata, preferisco non lasciarne alcuna», ha scritto più tardi in un messaggio.

Qualley ha un volto che si presta a molte interpretazioni – grandi occhi da bambola, denti regolari naturali –, pelle chiara, capelli scuri, labbra piene, e il corpo flessuoso della ballerina che è. A 31 anni, è da dieci che viene scelta per interpretare donne prive di malizia, in bilico tra innocenza ed esperienza, un modello che combacia con il suo aspetto esteriore. Ma se è così amata dalla critica non è solo per il suo aspetto: contano anche l’impegno fisico e una sorta di distanza psicologica che si avverte nei ruoli che sceglie. Qualley ha iniziato a imporsi grazie a serie di successo come The Leftovers, Maid e Fosse/Verdon. Poi ha cercato parti più piccole ma di rilievo, affidate a registi d’autore: una studentessa d’arte in Blue Moon di Richard Linklater; un’hippie sbandata in C’era una volta a... Hollywood di Quentin Tarantino; una donna-bambina bloccata nella crescita in Povere creature! di Yorgos Lanthimos; una giornalista in Stars at Noon - Stelle a mezzogiorno di Claire Denis; e in due scorribande firmate Ethan Coen, un’investigatrice privata queer in Honey Don’t! e una donna in possesso di una misteriosa valigetta in Drive-Away Dolls.

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Body con piume, Stella McCartney. Orecchini, Kenneth Jay Lane.

Photographer Dan Jackson. Fashion Editor Carlyne Cerf De Dudzeele.

Nel 2024 è entrata a pieno titolo nel firmamento delle star del cinema con il body horror The Substance, dove interpreta una versione più giovane di Demi Moore. «The Substance è stato davvero intenso», dice. Ha amato subito la sceneggiatura e ha colto a pieno la rappresentazione degli orrori dell’invecchiamento e della pressione a dover essere belle.

Una cosa per la quale spicca tra i giovani attori è l’affinità con i progetti laterali. Ha danzato per un corto di Kenzo World girato da Spike Jonze, trasformando la pubblicità di un profumo in qualcosa che restava in testa. Ha recitato anche in un video per Chanel, maison con cui ha da tempo un rapporto, interpretando la fidanzata di A$AP Rocky. Si è esibita in un tributo a James Bond agli Oscar e ha affiancato Miranda July – autrice e regista di All Fours – in una performance online sul desiderio sessuale. E ora che ha superato almeno in parte la sua diffidenza, sta imparando ad aprirsi davvero, senza più filtri.

Qualley ha visto che cosa può fare la macchina di Hollywood. I suoi genitori – MacDowell, attrice, e Paul Qualley, ex modello – hanno divorziato nel 1999; in seguito il padre si è trasferito a Panama, mentre la madre ha continuato nel cinema. Cresciuti in Montana e nella cittadina universitaria di Asheville, Carolina del Nord, Qualley e i suoi fratelli hanno vissuto la prossimità con la ribalta in modi diversi. Sua sorella Rainey è una musicista, e suo fratello Justin è stato bravo a restare lontano dai radar. Ciononostante i tre fratelli sono rimasti molto uniti e, a giudicare dalle foto dei matrimoni dei figli, MacDowell e Qualley sembrano genitori presenti.

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Abito, Max Mara. Orecchini, Kenneth Jay Lane.

Photographer Dan Jackson. Fashion Editor Carlyne Cerf De Dudzeele.

Per certi versi, la sua è stata un’infanzia normale, con tanto di stereotipi del Sud: l’amore per i grits (sorta di polenta, ndr) e il tè dolce, le serate alla Waffle House. Gran parte dei suoi primi anni li ha trascorsi nel mondo della danza agonistica jazz e moderna. Per il liceo ha lasciato casa e si è iscritta alla University of North Carolina School of the Arts. Quella componente competitiva della danza è rimasta con lei e, per molti versi, ha finito per modellare l’attrice che è oggi. «Ricordo un’insegnante che davanti a tutti mi disse: “Stai danzando come un pavone, quando dovresti danzare come un piccione”. Credo di averlo interpretato così: sto chiedendo troppa attenzione», racconta. In sostanza, non stava facendo ciò che ci si aspettava dalle giovani ballerine: confondersi con le altre.

«Ho cominciato a lavorare molto presto e all’inizio ne sono stata travolta. Ora che sento di avere più controllo sulla mia vita, riesco a lasciarmi andare alla femminilità »

A 16 anni Qualley si è trasferita a New York e ha smesso di ballare. Ha lavorato come modella per Img e per Chanel. «A vent’anni controllavo il mio corpo e il mio corpo controllava me: adesso devo dormire, devo svegliarmi, devo allenarmi», dice. Faceva provini per ruoli da attrice e seguiva una disciplina ferrea.

È difficile per lei spiegare la scelta della recitazione. «Recitare è una specie di magia, e la magia smette di essere tale se provi a spiegarla», dice. Esiste un’espressione francese, l’esprit de l’escalier, che indica quel momento in cui ti viene in mente la cosa giusta da dire solo dopo, a posteriori, quando ormai sei sulle scale. È un’espressione che le calza a pennello, perché Qualley spesso trova le parole con più facilità dopo. Al pari di tante giovani donne – specie se vivono sotto i riflettori – sta cercando di capire come occupare spazio e quando invece stare in disparte. In un messaggio scrive: «Amo il mio lavoro. E amo sentirmi così tanto viva quando recito».

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Abiti, gioielli e scarpe bicolori, Chanel.

Photographer Dan Jackson. Fashion Editor Carlyne Cerf De Dudzeele.

Jacob Elordi, con lei nel prossimo film di Ridley Scott The Dog Stars – adattamento del romanzo del 2012 di Peter Heller su un’umanità che cerca di sopravvivere a un morbo letale –, ha provato a riassumere il suo talento. In una mail ha scritto: «Margaret Qualley è una persona autentica, per lei è una necessità. È un vero piacere lavorare con un’artista che pretende la verità. Mi ha ricordato anche quanto sia importante restare elastici». Chiedo a Qualley se si riferisca a un’elasticità letterale, fisica, oppure a qualcosa di più simbolico. «Spero si possa interpretare in entrambi i modi», risponde ridendo.

Il suo regista in Blue Moon, Linklater, è convinto che «l’ingrediente segreto di Margaret sia quel passato da ballerina, il suo modo unico di muoversi, la sua fisicità. C’è qualcosa di elegante in lei. È padrona del suo corpo». Eppure, ciò che lo ha colpito di più è stata la sua etica del lavoro. «Abbiamo provato ogni weekend per settimane. Alcuni attori lo vivono con risentimento, lei invece era in viaggio, alla ricerca di questo personaggio». Indica una scena verso la fine del film in cui il personaggio di Qualley, una studentessa di Yale, saggia a dispetto dei suoi vent’anni, pronuncia un monologo di quasi dieci minuti rivolto a Lorenz Hart, paroliere in declino che vive in modo irrisolto la propria omosessualità, interpretato da Ethan Hawke. «Margaret ha contribuito molto allo spirito di quel momento. Ha reso chiarissima, da donna che per tutta la vita ha avuto uomini che si innamoravano di lei, questa idea: ti amo, ma non in quel modo. È il colpo di grazia del film, e lei conosceva quella sensazione dannatamente bene».

Hawke riflette spesso sul peso che grava sulle giovani attrici: sua figlia, Maya Hawke, che ha recitato in Povere creature!, è amica di Qualley. «Margaret non è come te la immagini. È una peperina, è divertente, e sa essere inappropriata nel migliore dei modi». Gli piacerebbe vederla alle prese con ruoli alla Katharine Hepburn, con la stessa intensità, la stessa forza e lo stesso umorismo. «Ha molta esperienza, è una ragazza seria. Non vuole piacere a ogni costo e così risulta davvero affascinante».

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Abito, Sergio Hudson. Orecchini, Kenneth Jay Lane.

Photographer Dan Jackson. Fashion Editor Carlyne Cerf De Dudzeele.

Aubrey Plaza, che ha recitato con Qualley in Honey Don’t!, vorrebbe vederla cimentarsi in una commedia. «Fa film intensi, è molto bella e le chiedono continuamente di interpretare l’ingenua, però ha addosso un’energia giocosa, quasi infantile, semplicemente non è un’egocentrica. Non ha paura di risultare strana», dice.

Plaza spiega che i set cinematografici sono quei posti in cui ti sembra di aver stretto con qualcuno un legame per la vita e poi, finito di girare, non lo rivedi più. Con Qualley non è così. «L’ho incontrata in un periodo difficile per me, e lei c’era. Non riusciamo a stare spesso insieme per via dei nostri impegni, ma lei mi cerca. Io sono il tipo che, quando le cose vanno male, non si fa sentire; lei invece è stata bravissima a starmi vicina e chiedermi come stavo. Lo fa anche quando è impegnata a girare un milione di film a Londra o in Italia».

Essere una donna bella come Qualley, così convincente nei panni di musa e di innocente, può voler dire che Hollywood non ti concede mai davvero il beneficio di una vita interiore. È difficile sentirsi a proprio agio nello spiegare ciò che hai dentro quando gli altri si aggrappano con tanta forza alla tua immagine esteriore, patinata.

Dopo aver incontrato Qualley al diner di Brooklyn e aver intervistato alcuni suoi colleghi, e dopo la sua ammissione di essere stata sulla difensiva al nostro primo incontro, ricevo da lei un messaggio che è una sorta di manifesto sulla vita. «Amo mio marito, la mia famiglia. Amo ballare e i cavalli. Amo la luna. Piangere di felicità è la cosa più bella. Amo ascoltare Tara Brach e gli audiolibri. E qualsiasi cosa scriva Jack. Le amicizie tra donne sono così sacre – un grazie a Talia Ryder. Mia sorella è stata la mia prima anima gemella. Voglio morire in una fattoria. Devo imparare a guidare con il cambio manuale, mio fratello ha provato a insegnarmelo ma avevo 12 anni e non ce l’ho fatta. Smokey, cane, Dio. Vi amo, mondo, grazie per avermi ospitata».

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Completo, Carolina Herrera. Orecchini, Kenneth Jay Lane.

Photographer Dan Jackson. Fashion Editor Carlyne Cerf De Dudzeele.

Un monologo generoso, un po’ teatrale e senza un’ombra di cinismo. È la Margaret Qualley autentica, ed è anche la persona che Plaza dice di conoscere: una donna che cura i rapporti anche quando il tempo sul set o quelle poche ore d’obbligo a tavola con una giornalista sono finiti. Le spiego che è quella la persona che avrei preferito incontrare al diner. Non deve per forza parlare di sua madre o di suo marito, nonostante l’interesse, profondo ed evidente, del pubblico e mio, ma ci dev’essere sicuramente qualche argomento su cui è disposta ad aprirsi con sincerità.

Così, tre settimane dopo, ci rivediamo al bar Chez Nous, nel Greenwich Village: dove stavolta lei si presenta con Smokey, un diario e una lista di temi che vorrebbe affrontare. È vestita in modo informale, con un maglione oversize e i capelli raccolti. C’è movimento, ma nessuno sembra accorgersi di lei o riconoscerla. Ordina un Cabernet Sauvignon.

«Amo mio marito, la mia famiglia. Amo ballare e i cavalli. Amo la luna. Piangere di felicità è la cosa più bella. Le amicizie tra donne sono sacre»

È da un po’ che sta pensando al tipo di femminilità che intende abbracciare in futuro, forse ispirata da The Substance, forse dal fatto che sta crescendo. «Ho cominciato a lavorare molto presto e, quando ho iniziato a recitare, ne sono stata semplicemente travolta. Avevo la sensazione che, se fossi stata me stessa fino in fondo, le donne mi avrebbero odiata e gli uomini fatto del male. E così ho perso alcuni degli strumenti che derivano dall’essere donna, perché avevo paura. Ora che sento di avere più controllo sulla mia vita, riesco a lasciarmi andare alla sensualità e alla femminilità», dice. «Jack mi ha aiutata, mi ha fatta sentire più sicura nell’esplorare tutte le parti di me. Però penso anche a Madre Terra, al femminile divino, all’abbandono. Sono queste le cose in cui sto cercando di immergermi in questo momento della mia vita».

Abbandonarsi è una parola che si ripete come promemoria, insieme alle idee di ritmo e lentezza. Non sono cose che le vengono naturali: «Sono super competitiva con me stessa e sono molto determinata. Ho imparato la lezione di avere gli occhi più grandi dello stomaco. Significa dire di sì a tutte le opportunità e poi schiantarsi, ritrovarsi con un’agenda che non riesci a sostenere». Ha accettato ruoli che considera errori. «Quando dico errori, non intendo che fosse la cosa sbagliata: intendo che non lo rifarei».

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Abito, Gucci. Scarpe, Gianvito Rossi. Gioielli, Kenneth Jay Lane.

Photographer Dan Jackson. Fashion Editor Carlyne Cerf De Dudzeele.

Oggi Qualley è più selettiva, sia perché ha imparato a esserlo, sia perché ormai se lo può permettere. In The Dog Stars interpreterà Cima, un ruolo di altro tipo: quello di una donna adulta, che ha amato e ha perso, che ha visto tutto e che, in qualche modo, continua ad andare avanti.

In futuro le piacerebbe affrontare ruoli capaci di esplorare i suoi lati oscuri. Oggi pensa alle riprese di un film come a una lunga meditazione – è un’allieva fedele della Meditazione Trascendentale. «Prima usavo il mio lavoro come una scusa per staccare dalla mia vita. Adesso mi accorgo che restarci dentro senza evadere è la medicina migliore». Questa idea di rimanere ostinatamente nel presente mi riporta a ciò che i suoi colleghi amano di lei: Elordi che diceva come gli ricordi di restare «elastico», Plaza che la elogiava perché mantiene i contatti. Quando scopre che insegno yoga restorative, prende il mio numero perché le faccia una lezione a casa. Qualley mette in campo la discrezione e il mestiere che ha affinato recitando, ma stavolta per comunicare che non mi ha abbandonata, né me né questo progetto di conoscersi. Qualche giorno dopo, ricevo un mazzo di due dozzine di rose rosa: non ha paura di esercitare il suo notevole fascino.

Di nuovo al Chez Nous, Qualley sta per raggiungere il marito agli Electric Lady Studios, lì vicino, ma prima vuole raccontarmi una cosa. Ricorda di aver parlato con un’osteopata francese, una di quelle persone capaci di dispensare consigli di ogni tipo. «Io avevo capito: “Devi avere passione”, e dentro di me ho pensato: “Ce l’ho!”. Poi mi sono resa conto che aveva detto “pazienza”. E mi sono detta: ecco, questo equivoco racchiude tutto».

Servizio Carlyne Cerf De Dudzeele
Make-up Aaron De Mey using Chanel
Hair Bob Recine using Nexxus
Manicure Eri Handa using Chanel Le Vernis
Sarto Lars Nord
Producer on set Farago Projects

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2026-02-19 05:39 点击量:4